Nel 1963 molti giovani artisti italiani vanno “alla ricerca di una nuova possibilità di immagine” che sia fortemente contaminata con l’attualità, per scelta delle tematiche e per le scelte espressive. È l’anno in cui si costituisce a Firenze il Gruppo 70, in concomitanza con l’importante convegno Arte e Comunicazione tenuto al Forte di Belvedere, in cui artisti e letterati ragionano criticamente sui comportamenti passivi indotti dai mass media, decidendo di intervenire sul linguaggio artistico, con spirito interdisciplinare. Anche Malquori, allora poco più che trentenne, segue con entusiasmo i movimenti artistici in Toscana, terreno fertile in cui realizza le prime opere di arte tecnologica.

Nel 1964, l’anno della sua prima mostra personale alla Galleria L’Indiano di Firenze, entra a far parte del Gruppo 70. Titoli delle opere come Iconosfera e Interrelazioni sono in linea con le tendenze dei nuovi linguaggi internazionali; il 1964, infatti, è l’anno cruciale in cui alla Biennale di Venezia esplode, su scala mondiale, la Pop Art americana. Il lavoro di Malquori, che visita la rassegna, è in sintonia con quello di Jasper Johns e con quello del vincitore del Leone d’oro, Robert Rauschenberg. Lavora con le immagini dei mass media (riviste, quotidiani e manifesti) e mette a punto una tecnica popolare: «su bancarelle di venditori ambulanti venivano offerti dei flaconi contenenti un diluente (acetone) che aveva la proprietà di separare dalle pagine gli inchiostri delle illustrazioni». Adotta così la tecnica del décollage (differente da quello di Rotella, anche se porta lo stesso nome), azione di distacco delle immagini da rotocalchi e manifesti, con l’uso di solventi per inchiostro, riportati poi su tela, carta o tavola.

Il risultato ottenuto è una particolare forma di “sinestesia culturale” in cui arte, poesia, cinema e pubblicità si confondono e dialogano, offrendo, nonostante l’azione decostruttiva, un realistico spaccato di quel momento storico. Nel 1965 si dedica all’antologia curata da Lamberto Pignotti Poesia della Poesia, in cui reinterpreta undici componimenti di altrettanti poeti legati al Gruppo 70. Malquori realizza, insieme ad Eugenio Miccini e Lamberto Pignotti, opere intrise di diverse forme espressive e linguaggi contemporanei, che possono essere considerate tra i primi esempi di poesia visiva composta in Toscana. Sempre nel 1965, entra a far parte del Bauhaus Situazionista Scandinavo, fondato da Jørgen Nash ed Asger Jorn a Drakabygget, nel sud della Svezia, propugnatore di un uso libero delle tecniche creative, della tecnologia e dei mass media, rielaborati sulla poetica del détournement. Nel 1969, dopo lo scioglimento nel 1968 del Gruppo 70, è tra i sostenitori del Centro Tèchne fondato da Eugenio Miccini, volto alla promozione di eventi d’arte, incontri, teatro d’avanguardia, pubblicazioni. Negli anni settanta continua la sua attività con la Bauhaus Situazionista.

Nel 2007 inizia la collaborazione con lo Studio d’Arte Aurelio Stefanini di Firenze, nel 2008 con la Galleria Colossi di Brescia e nel 2016 con Res Publica – Galleria d’Arte Democratica di Torino.

Due sue opere sono state inserite nella grande collettiva Da 60’s ai 60’s. Un secolo dopo l’Unità d’Italia, la Pop Art a cura di Luca Beatrice e Ferruccio Martinotti, in mostra fino al 17 settembre 2017 al Museo Nazionale del Risorgimento di Torino.

Dopo cinquant’anni di attività artistica il maestro fiorentino continua a produrre senza sosta i suoi décollage.

 

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