Nel 1980 Lea Vergine ideava una mostra, esposta poi in tre musei (Palazzo Reale a Milano, Palazzo delle Esposizioni a Roma e Kulturhuset di Stoccolma): “L’altra metà dell’avanguardia 1910-1940”. Dalla mostra venne prodotto un catalogo che, ampliato con schede bibliografiche ed edito nel 2005 da Saggiatore, rappresenta uno straordinario archivio delle artiste all’inizio del ventesimo secolo, periodo in cui molte donne avevano di fronte enormi ostacoli e alcune si firmavano con pseudonimi maschili, altre solo con il cognome altre ancora rinunciavano alla loro carriera artistica.

Il punto di osservazione critico della curatrice Lea Vergine voleva quasi chiudere un conto aperto con la storia dell’arte al maschile e colmare una lacuna bibliografica.

Probabilmente all’indomani delle rivolte del ’68  non ci si poteva immaginare che le donne non avrebbero recuperato il 50% dello “spazio” nel mondo dell’arte 40 anni dopo.

Obiettivo di questa riflessione non è in prima analisi quella di identificare delle responsabilità (alcune ataviche, altre no) ma di presentare dei numeri per dimostrare che la situazione, almeno a Torino e dintorni, sia ancora fortemente squilibrata all’alba del 2020, 40 anni dopo quella mostra epocale. 

Uno dei fiori all’occhiello della città sabauda nell’arte contemporanea è la collezione “Luci D’Artista” che nel periodo natalizio adorna Torino con una serie di opere d’arte luminose installate su palazzi e piazze cittadine. L’inaugurazione dell’edizione del 2019 è avvenuta ad inizio mese e delle 25 opere installate solo due di esse (8%) sono state realizzate da donne.

Facendo riferimento al sito Contemporary Art Torino Piemonte la sezione “Luci d’Artista” termina con altri riferimenti a progetti collaterali all’evento e cita altri 5 uomini e una donna (16%).

Andando ad analizzare i numeri sull’arte pubblica dal sito del comune di Torino, possiamo trovare un elenco di schede biografiche di 155 artisti di cui solo 8,4% sono donne.

Il Centro Studi Pensiero Femminile di Torino in collaborazione con l’Associazione Toponomastica Femminile denunciava per la ricorrenza del 8 marzo 2019 che, analizzando i busti e i monumenti presenti in città, nessuno è dedicato a figure femminili (fatto salvo ovviamente figure mitologiche, allegoriche o religiose). Secondo il censimento del 2012, su 2235 strade torinesi, 1054 sono dedicate a uomini e solo 65 a Donne e tra queste compaiono 11 madonne e 10 sante.

L’evento di arte pubblica “Luci d’Artista” viene lanciato nella settimana delle arti contemporanee di Torino, settimana in cui il territorio si riempie di iniziative artistiche a partire dalla fiera internazionale Artissima.

È interessante dunque sfogliare l’elenco delle mostre di gallerie e musei che sanno di essere al centro dell’attenzione mediatica per cui sono consapevoli che la mostra di novembre è un ottimo biglietto da visita. Leggendo i nomi delle personali proposte in vari contesti istituzionali e privati lo squilibrio continua.

Partiamo dai musei istituzionali.

Primo Levi, Gino De Dominicis, Paolo Icaro (GAM) Yuri Ancarani (Rivoli) Riccardo Gualino (Musei Palazzo Reale).

È interessante la programmazione del periferico e poco conosciuto Parco Arte Vivente: “Samakaalik: Earth Democracy and Women’s Liberation”. Questo museo propone il lavoro di un’artista indiana che sembra indagare proprio sul ruolo delle donna nell’equilibrio democratico ed ecologico del pianeta.

Navigando sul sito di Artissima ci sono molte sezioni e non c’è la proposizione di uno speciale dedicato a qualche artista. Spicca il nome di Arthur Jafa a Palazzo Madama (vincitore del concorso PIAC) e nella sezione Alfabeto Treccani dedicata ai giovani artisti italiani solo una di sei citati è donna (Marinella Senatore).

Venendo agli altri spazi privati abbiamo trovato negli elenchi principali: Fabio Cammarata (galleria Marco Polo), Marco Gastini (speciale spazio a Flashback; altri artisti in evidenza nel programma della fiera sono rispettivamente 7 maschi 1 donna), Alessandro Bulgini (Opera viva Barriera di Milano), Mauro Restiffe (OGR), Tommaso Bonaventura (Centro Italiano per la Fotografia), Nicolo Calmistra (Spazio Ferramenta), Gianni Baldizzone (Museo Risorgimento), Ryts Monet (Palazzo Frichignono), Stefano de Rosa (Xerjoff Gallery), David Tremlett (Noire Gallery), Gianni Colosimo (Riccardo Costantini), David Lachapelle (Reggia di Venaria), Emilio Prini (Fondazione Merz), Hokusai, Hiroshige, Hasui (Pinacoteca Agnelli).

Interessante per questa riflessione il manifesto della mostra WoMan Ray, la Seduzione della Fotografia (Centro Italiano per la Fotografia), che sembra a prima vista essere una mostra di artiste donne e invece è realizzato come il solito specchietto per le allodole per puntare sulla seduzione del corpo femminile, creando interesse nel pubblico sulle foto dell’eclettico artista americano.

La prima foto del volume di Saggiatore di Lea Vergine è proprio un nudo femminile di Man Ray: The Coat Stand del 1920.

Sono 4 le personali delle artiste che abbiamo registrato in Torino e provincia in questo periodo e pubblicate sui siti che parlano di Arte a Torino: Berlind De Bruyckere alla Sandretto Re Rebaudengo che spesso valorizza giovani artiste donne, la fotografa Vivian Maier alla Palazzina di Caccia, mostra realizzata da un’organizzazione privata, Next Exhibition, che realizza eventi in contesti diversi. Monica Bonvicini (OGR) e Tiziana Baldizzone (Museo Risorgimento) presentate in equilibrio con altrettanti artisti maschi.

Nel mese di novembre si chiude la Biennale di Venezia e solitamente si fanno i conti con l’edizione in chiusura. Spesso in questo periodo vengono realizzate in tutto il paese delle mostre sugli artisti italiani selezionati per l’evento veneziano. A Milano ad esempio la galleria Luca Tommasi arte Contemporanea propone una personale di Chiara Dynys presente a Venezia al museo Correr negli eventi collaterali alla Biennale. Alla Biennale l’universo femminile pesa fortunatamente ben oltre il 10% a cui siamo abituati a Torino. Alla domanda “quale artista donna che vive e lavora a Torino sia stata selezionata nella sessione principale della Biennale” immagino che non molti saprebbero rispondere.

Probabilmente non molti torinesi conoscevano Carol Rama prima che vincesse il Leone d’Oro alla carriera alla Biennale del 2003. Carol Rama non ha alcuna opera pubblica esposta a Torino e sorge spontaneo chiedersi come mai. Sessanta anni di carriera esclusivamente torinese e una dimenticanza simile? “Fortunatamente”, sempre a novembre, è stato inaugurato dalla Fondazione Sardi per l’Arte e l’archivio Carol Rama lo spazio a lei dedicato in quello che fu il suo studio-abitazione di una vita in via Napione. Si spera che questo luogo acquisisca un ruolo significativo nel panorama turistico cittadino. La prima mostra personale in uno spazio pubblico significativo a Torino dedicata a Carol Rama fu realizzata nel 2004 alla Fondazione Sandretto Rebaudengo che, come dicevamo precedentemente, ha un’attenzione particolare all’Universo femminile. 

È stato il 2019 un anno particolarmente sfortunato? L’anno scorso lo scenario era simile e nella mostra alla Fondazione Ettore Fico che presentava 100 anni di arte contemporanea in Italia la presenza delle artiste donne nel catalogo della mostra era poco superiore al 20%.

Nella settimana dell’8 marzo, settimana dedicata alla Festa della Donna e alle analisi e rivendicazioni di genere, stranamente le cose non sembrano andar meglio e pare che sull’arte figurativa (che nell’immaginario sembra esser una professione femminile) non si pongano delle analisi specifiche né nei dibattiti sulla discriminazione di genere né nella proposizione di mostre. Si ricorda dunque positivamente la mostra del marzo 2018 realizzata alla Galleria Res Pubblica ‘L’arte femminile: cambiamento radicale’ sperando che qualche museo o galleria raccolga in futuro l’esempio lanciato da Alessandro Cacciola.

Come si diceva, in questo post si vuole illustrare una situazione de facto e sarebbe opportuno che direttrici di musei, assessori, curatrici, galleriste, consigliere comunali e giornaliste del settore che si occupano di pari opportunità facciano le loro analisi e mettano in atto le opportune azioni per riequilibrare una situazione allarmante: “L’altra metà dell’avanguardia” non dovrebbe più pesare meno del 20% del panorama artistico cittadino presentato negli spazi pubblici istituzionali o privati cittadini. 

Segnaliamo infine due testi sui temi trattati in questo post: molto interessante e dettagliato il libro, pubblicato da Edizioni Il Capricorno, di Marzia Bolle, Luca Davico, Rosaria Scira sulla street art e arte pubblica nel capoluogo sabaudo: “L’arte nelle strade di Torino”.
Fresco di stampa il volume in inglese della Phaidon: “Great Woman Artist”  che raccoglie e illustra 400 opere di artiste donne degli ultimi 500 anni.

One thought on “L’altra metà dell’avanguardia?

  1. Assolutamente d’accordo!!! Il mondo dell’arte rischia semplicemente di riproporre la nostra peggiore quotidianità.
    Molto illuminante secondo me un romanzo di siri hustvedt “il mondo sfolgorante”. Il mondo dell’arte dal punto di vista di una donna che dopo aver vissuto per anni in una posizione di “spettatrice”, seppur pensante, inizia a stravolgere le carte, giochi e ruoli. Da leggere, bellissimo e illuminante!
    E se fosse possibile aprire gli occhi e iniziare a costruire un mondo migliore anche solo iniziando dall’arte, dai sogni, dal pensiero, dalla bellezza…?

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