Sono tre gli aggettivi che descrivono in breve un’artista fuori dal comune come Rossi: impegnata, libera e pura.

Incontrata per caso, tramite un prezioso collezionista della galleria, è divenuta in pochissimo tempo uno dei motivi per cui tirare su la saracinesca. Nonostante nella galleria di Via dei Mille 38, in cui ci siamo da poco trasferiti, essa non ci sia. Ci riferiamo dunque a una saracinesca metaforica, legata più al morale: in Italia, ma forse più in generale nel mondo, è sempre più difficile proporre qualcosa che sorprenda e che ci spinga a soffermarci. Non una sosta fisica ma mentale, fermarci ad apprezzare e a capire l’arte di Rossi è più che necessario.

Facciamo un passo indietro: cerchiamo di conoscere più da vicino l’artista, questo ci aiuterà a comprendere meglio la sua arte.

Rosanna Rossi nasce a Cagliari nel 1937, figlia di due toscani militanti. Il padre, suo grande sostenitore, lavorava per la ICET, installava linee elettriche e telefoniche. Non smetteva di ricordarle che era un artista come lei, infatti anche lui portava la luce. Una luce che Rossi inizia a cercare già in tenerissima età in un modo un po’ folle: per raccogliere quella del sole, ingoiava ingenuamente i sassolini bianchi levigati.

La passione per la pittura nasce a tre anni quando, dovendo trascorrere lunghi periodi a letto per via delle adenoidi infiammate, suo papà le portava album e matite colorate per tenerle compagnia.

Anche la madre sostenne con forza la sua passione pittorica, proponendo mostre della figlia a chiunque. La sua prima personale, organizzata alla Galleria Fontanella di Roma – città in cui Rossi si era trasferita per studiare – fu organizzata proprio dalla mamma. Qui si firmò come R. Rossi per lasciare il dubbio che potesse trattarsi di un uomo a dipingere. Nascondere il genere le diede grandi soddisfazioni, la madre le riportava i commenti dei presenti che tenevano a sottolineare quanto fossero maschili i lavori alle pareti. La critica considerava la propensione al creare opere di grande misura una caratteristica prettamente maschile. Di tutt’altro avviso Rossi che vede il quadro grande come un suggerimento alla mancanza di limiti: si sa dove entra ma non dove finisce.

Le opere di Rossi esposte nella precedente sede a Venaria durante “ANALITICA – MENTE”

Un linguaggio rigoroso, non per questo sempre uguale a se stesso, anzi…

In breve dalla ricerca delle forme figurative passò ad un perduto innamoramento per una forma più intellettualizzata e soprattutto per il colore. In realtà il gioco forza stava e sta tuttora nell’impadronirsi del colore come forma plastica. Ad ispirarla, senza dubbio, tanto l’amore dei tubetti quanto quello per la natura. Riesce a generare un ricco glossario del colore capace di riempire gli occhi e l’anima di chi osserva le sue opere.

Un altro elemento centrale della sua opera è senza dubbio la geometria, parte essenziale della nostra esistenza. Riferendosi alla successione di Fibonacci, Rossi utilizza un preciso sistema per elaborare le composizioni di colori e aumentare cromaticamente le sue righe. «Se la prima riga è blu, la seconda è blu più un carato di arancio, la terza è blu più due carati di arancio e così via, fino a raggiungere un colore che è la somma dei precedenti e allo stesso tempo altro da essi, e dove la superficie non è piatta, ma vibrante perché riflette l’idea del movimento dato dalla scala cromatica».

Rossi non si è mai sottomessa alle leggi di mercato. Il suo punto fermo è stato di non svendere mai neanche nei periodi più difficili. E ne ha vissuti numerosi. Questo la portò ben presto ad inventarsi qualcosa di nuovo: inizia a rendere uniche magliette e maglioni. Per Via della Spiga prima, per la boutique Seventy Five di Cagliari poi e infine per un negozio in Piazza di Spagna. Dovunque un successone!

Però non resta ancora oggi nulla di più interessante per lei che «giungere nel mio studio, preparare i colori, prendere i pennelli e sfidare ogni giorno la mia creatività». Una grande donna, un’esemplare artista che siamo lieti di presentare nuovamente a Torino, dopo l’importante lavoro del compianto Giancarlo Salzano!

L’artista Rosanna Rossi e il gallerista Alessandro Cacciola

Hanno scritto di lei moltissimi critici italiani, ne ricordiamo alcuni:

  • Lea Vergine: per la personale “Arcipelaghi. Opere 1995-1996”; “Trash. Quando i rifiuti diventano arte” del 1997-1998 e “D’Ombra”
  • Marisa Volpi Orlandini: per l’esposizione “L’incontro” del 1973
  • Gillo Dorfles: per le mostre “Bon à tirer” e “Il segno” del 1974

Per leggere i testi critici, guardare le opere e conoscere il suo percorso espositivo visitate l’Archivio Multimediale d’Artista.

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