A cinque anni dalla scomparsa di Giancarlo Salzano, a Torino si ritrovano nel 2017 significative impronte artistiche lasciate dalla sua instancabile attività trentennale di “gallerista di nicchia”.

A partire dalla importantissima mostra dedicata a Carol Rama che ha inaugurato l’anno della GAM (“La passione secondo Carol Rama”) alcune gallerie torinesi hanno proposto artisti che hanno esposto in Piazza Carignano (sede della galleria Salzano ndr): la Galleria del Ponte a marzo ha omaggiato la memoria con una collettiva “A Giancarlo Salzano, pensatore sorprendente e geniale”, mentre la Galleria d’Arte De Chirico ha concluso a maggio una personale significativa di Horiki Katsutomi “Anatomia dell’inquietudine” con una sala dedicata alle “Impronte” degli anni Settanta.

Pino Binda, Carol Rama, Stefano Testa e Giancarlo Salzano (photo credit: Archivio Galleria del Ponte)

Nella settimana di Artissima, Res Publica Galleria D’Arte Democratica ri-propone dopo 10 anni a Torino le opere della pittrice Rosanna Rossi che giunge a questo appuntamento sull’onda positiva di una straordinaria antologica che la Galleria Civica di Cagliari le ha dedicato nel 2016, “Percorsi ininterrotti”. La galleria Paolo Tonin Arte Contemporanea presenta la mostra “Soglie” di De Alexandris.

Il modello di gallerista proposto da Salzano oggi non sarebbe più sostenibile: ricerca maniacale degli artisti da proporre, tempi dettati dal suo lento procedere nelle selezioni delle opere e nelle scelte espositive, rapporto col mondo esterno limitato ad una linea telefonica fissa posizionata sulla scrivania e inviti cartacei che giungevano ai fedeli ammiratori della galleria il giorno dopo le inaugurazioni.

Salzano non si distraeva mai dal parlare dei suoi artisti e dal senso delle loro opere, costringendo il visitatore attento a toccarle con mano, se necessario. Sulla scrivania della galleria si potevano però osservare i quotidiani raccolti per l’ennesima rassegna stampa sul nostro travagliato paese, le videocassette di Kurosawa e, se parlava di calcio cittadino, non era per guadagnar tempo, ma per rimarcare che il Cuore vero della città risiedeva nei tifosi granata e che non era “Giusto” che la squadra dell’Industriale Agnelli vincesse per degli incredibili errori arbitrali.

Oggi che i tempi dei social sono scanditi dagli eventi e dalle newsletter, le inaugurazioni seguono i tempi dettati dal mercato globalizzato e dalle sue fiere. Il piccolo gallerista è dunque costretto a reggere dei tempi impropri e insostenibili.

Il mondo web che apparentemente facilita il rapporto tra artista e il fruitore dell’opera (visitatore virtuale o critico professionista) rischia in realtà di rendere vulnerabile il percorso professionale dell’artista per la difficoltà concreta di reggere ad un “attacco” a 360 gradi su qualsiasi aspetto della propria vita e/o carriera.

La personale di Rosanna Rossi presso la Galleria Salzano nel 2004 (photo credit: Archivio Galleria Salzano)

Il lavoro prezioso di mediazione del gallerista sapiente non si dovrebbe valutare dunque solo sulla capacità di gestire una compravendita. Sarebbe anche importante che le istituzioni trovassero il modo di valorizzare il ruolo fondamentale delle gallerie private in un panorama in cui l’unico rischio reale causato dalla “globalizzazione dei mercati” è la sparizione di questi soggetti, vivaci promotori di ricerche intellettuali e di percorsi di sperimentazione.  La lezione di Salzano dovrebbe essere riscoperta per la sua capacità di consigliare i “suoi” artisti in modo da condurli ad una maturazione espressiva . Le lunghe discussioni tra Giancarlo Salzano e Carol Rama hanno sicuramente avuto importanti ricadute sul percorso artistico della grande artista torinese.

Probabilmente oggi Salzano, affacciandosi dalla “sua” finestra in Piazza Carignano, punto di osservazione privilegiato del salotto di Torino, si chiederebbe come mai i torinesi sembrano impazzire nella settimana di Artissima ed essere rigorosi sudditi sabaudi incolonnati nelle file per gli importanti appuntamenti museali che si contano sulle dita di una mano. Poi si domanderebbe perché gli stessi visitatori non sembrano trovare mai il tempo per entrare nelle gallerie vuote quando, lontano dalle luci dei riflettori di massa, si possono incontrare galleristi, artisti e critici per capire veramente il senso filosofico e sociale dell’arte contemporanea.

Buon weekend dell’arte a Torino…

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